27 Aprile 2010

Insostenibile leggerezza dell'essere

Mi sento strana questa sera.
Non so bene come descrivere questa sensazione, penso si chiami disillusione.

Mentre mangiavo una crepes al cioccolato, guardando una pozzanghera di vetri rotti per terra mi sono accorta della inutilità di tutto questo.
Mi sono resa conto di quante energie sto sprecando dietro a certi pensieri, certe "fantasie" che balenano ogni tanto nella mia testa.
Mia nonna avrebbe detto: "torna dalle stelle bambina".

Alla fine mi sono messa a nudo, ho fatto cose mai fatte prima.
Gli ho detto cosa provo per lui, cosa realmente sento nei suoi confronti.
E se mi aspettavo un cambiamento anche minimo, non è avvenuto.
Inspiegabilmente tutto è rimasto uguale.

Il mio sacrificio è rimasto vano.
La nostra relazione è salva, siamo ancora amici.
E allora io mi chiedo, che senso ha?
Che senso ha avuto.
Non gli ho chiesto una risposta, credevo bastasse il gesto.
Pensavo che se io avessi fatto un passo verso di lui, lui avrebbe fatto un passo verso di me.
Volevo una reazione.
Volevo almeno che capisse.
Invece è semplicemente rimasto fermo.

Con quella gentilezza algida che solo lui ha.
Con quel suo modo di fare politically correct.
Con quel sentimento di tenerezza, pietà compassione negli occhi.
Mi ha fatto sentire ancora più sola.

Tags: trust ezza
 
31 Marzo 2010

Sister Ray

Arriva un momento nella vita di ognuno di noi, in cui ci troviamo non di fronte ad un bivio, no, ma di fronte ad un dirupo.
Un dirupo scosceso e buio, che non possiamo attraversare.
Ma solo saltarci dentro sperando che sul fondo non ci siano delle rocce appuntite, ma al limite un corso d acqua con rapide.
Di solito uno non vuole saltare, nessuno vorrebbe.
Ma il fatto è che la sola alternativa al dirupo scosceso è tornare sui propri passi.
Capire di essere al limite.
Regredire al passato.
Non riuscire a crescere.

Nessuno di noi alla fine è Indiana Jones, ma siamo tutti abbastanza forti da sopravvivere a qualche rapida.
Quindi, mi accingo a prendere un bel respiro,
e fare un bel tuffo.

 
21 Febbraio 2010

Pop Culture

Ultimamente mi sono messa a vedere alcuni film pensati- interpretati-scritti-venduti per un pubblico adolescente.
Premetto, (e qui la premessa è un obbligo) che per fare un film sugli adolescenti e non risultare ridicoli, fuori luogo o bacchettoni, bisogna essere delle bighe come registi, o almeno come sceneggiatori.
Il filone di film adolescenziali italiano è per questo motivo agghiacciante.
Ieri mi sono vista: Albakiara.
E ad un certo punto ho seriamente pensato di scrivere una mail a Salvati per chiedergli se in questo momento stia vedendo un analista.
Lo giuro non ho mai visto nulla in vita di mia di più sconclusionato, e nemmeno il film delle Spice Girls riesce a raggiungere certe vette.
La cosa più folle è come sia possibile che questo tizio sia riuscito a racimolare i soldi per farlo.
E le mie critiche si sono fermate al soggetto, perchè parlare degli attori e della sceneggiatura sarebbe come sparare sulla croce rossa.

http://www.youtube.com/watch?v=iR9HGpt8-7o

Lasciamo perdere le canzoni di Vasco Rossi (e già solo quello) messe a casaccio durante tutto il film.
E la totale confusione di generi e stili registici. Salvati, avrà presto mie notizie.

Ultimamente mi sento frustrata.






 
19 Febbraio 2010

Turnesol

Apparentemente riesco in tutto, i miei amici mi invidiano.
Mi dicono che vorrebbero essere come me, che vorrebbero avere la mia sicurezza, la forza di volontà, la razionalità e il coraggio di fare le proprie scelte.
La verità è che io sono una incapace, ma proprio tanto.
Mi perdo nelle cazzate, in quelle cose che riescono a fare tutti: ecco sono le cose che riescono a fare tutti quelle in cui sono limitata.
Non so schioccare le dita.
Non so accendermi la sigaretta con l'accendino.
Non so usare i fiammiferi.
Non so rimanere su un piede solo.
Non so giocare a qualsiasi gioco in cui sia compreso un pallone.
Non so camminare sui tacchi.
Non so essere affascinante.

E tanto altro. La lista delle cose che non riesco a fare è molto lunga.
E forse chiedo troppo, ma vorrei davvero essere meno "brava", meno "brillante" e riuscire ad avere anzi il coraggio di lasciare andare una persona che amo.
Di riuscire a distinguere chi mi ama da chi non lo fa.
Riuscire ad amare, a parlare, a scherzare senza quella dannata paura che mi attanaglia ogni volta.
Credere negli altri.
Riuscire a smettere di fumare, seriamente.
Avere la forza di guardarmi dentro, di riuscire a fallire senza che tutto il mondo mi crolli addosso come se fosse fatto con degli stuzzicadenti.
Sapere accettare un rifiuto senza passare sei mesi a sentirsi perduta, sola e patetica.

Forse è vero che chiedo troppo.
Forse è vero che non si è mai contenti di quello che si ha.
Sono una persona che non è mai contenta.
Pazienza.

 
02 Febbraio 2010

Dentro un topic

Si bè ultimamente le cose non vanno proprio.
Non lo so, sembra che più le cose siano semplici e più sia complicato farle...
Ecco, paura delle cose semplici.
Forse se questo problema avesse un nome si chiamerebbe così.

Come sempre mi trovo in mezzo ad un classicone:
io sono innamorata di uno, che non mi vede se non come amica, mentre esce con un'altra.
La cosa mi manda fuori di testa.
Ho passato tutte le fasi ormai, e mi manca solo l'umiliazione finale per dare un colpo secco alla mia autostima.
Per prima cosa uno nega, nega tutto, nega davanti ai suoi amici, davanti a lui, e davanti a te.
Poi quando inizi a prenderne atto, inizi a diventare paranoica e incominci a tastare il terreno con domande ambigue.
Dopo inizia la fase: "ma forse ho una possbilità", la fase più pericolosa,perchè inizi a farti mille seghe mentali e inizi a fraintendere ogni cazzata che fa e che ti dice.
Ed eccomi qui, alla fine del percorso..

Quando inizi a prendere atto che non hai speranza, quando inizi a farti i paragoni con la tipa che sta vedendo, quando lo sogni la notte.
La fase del dolore. Quella che ti fa male, quella che inizi ad rimpiangere di avergli rivolto la parola la prima volta.

Ora io sono una persona che delle menate si stanca  molto presto.
E sono abbastanza stufa di stare male: alla fine non ho ucciso nessuno..
Quindi mi sembra il caso di tirare fuori il poco orgoglio che mi rimane, e affrontare la cosa in maniera normale.
cioè glielo dico, mi faccio del male e ne esco fuori.
E fanculo che è il mio migliore amico.
Alla fine le cose semplici sono sempre la soluzione.

 
23 Gennaio 2010

Epifania

Odio quelle tipe che si siedono ad un tavolino, con faccia contrita.
Che ad un certo punto tirano fuori il loro libricino, rilegato in pelle e fatto con carta di riso e si mettono a scrivere le loro cazzate.
Magari con una penna stilografica, a calligrafia perfetta tardo-ottocentesca.

Quelle che dipingono delle vagine giganti verdi che poi spacciano per fiori: "no, non è una vagina...quello è un bocciolo di un fiore indiano".

Odio quelle che ti ammorbano perchè il loro ragazzo ha fatto una cazzata. Che ti chiamano a mezzanotte con la voce spezzata, e che ti obbligano a stare a sentire le loro rogne. E poi dopo che ti hanno tolto rilevanti ore di sonno, tornano dal loro uomo sorridenti non appena questo le degna di uno squillo.

Odio le tipe che regalano libri a Natale.

Ultimamente le donne mi stanno un pò tutte sui cosiddetti.
Urlate, sclerate, correte.

E basta con le menate.

 
23 Dicembre 2009

Sweet Surrender



If we could
Just surrender
Love would heal the mess we've made

 
18 Dicembre 2009

Lo spirito dei martiri

Non so cosa mi spinge ancora adesso a continuare il mio martirio.
Continuo a pensare che comportandomi nella maniera "giusta", facendo la "brava" persona, le cose un bel giorno si sistemino da sole.
La realtà non funziona esattamente così.
Non esistono premi, bonus o altre cazzate per chi si comporta bene.
Le cose che ci sono concesse sono lì davanti a noi, ben visibili sul vassoio d'argento...
Io invece continuo a mortificarmi.
Continuo a mutilare me stessa e i miei sentimenti per stare dietro a questa finta morale.
Perchè il senso di quello che è giusto mi impone di farlo.
é ipocrisia la mia.
Lo so.

Come quando vai dalla amica che ti ha rubato incosapevolmente ciò a cui tenevi di più, e le offri l'ultima sigaretta...quello non è un atto di bontà improvvisa.
No. Perchè quello che vorresti fare, quello che realmente vorresti fare in quel momento, è prenderla a calci e darle della puttana.
Ma non lo fai. No, non lo fai.
Perchè vuoi essere migliore di così, vuoi che gli altri ti vedano migliore di quello che sei realmente. Una brava persona.
Allora sorridi, sorridi a trentadue denti, l'abbracci quando lei lo fa, le dici che le vuoi bene anche se in realtà senti un gran vuoto.
Perchè questa apparenza, questa maschera che porti, in realtà ti violenta, ti deturpa più del gesto che non vuoi fare.
E il premio per questo, il cosidetto "beneficio" per tutto questo è solo un grande sconforto.
A volte mi viene voglia di urlare, urlare in maniera silenziosa (così da non disturbare nessuno), però urlare, urlare contro il mondo ingiusto, contro gli affetti, contro la morale, contro tutto.

Sono io a pagare per la cecità delle altre persone.
Per l'individualismo disinvolto, il menefreghismo inconsapevole.
Non li biasimo per questo.
Non sono di certo migliore.
Vorrei solo avere il coraggio, il coraggio ecco di fare uscire le mie brutture allo scoperto.
Per non dire più un "ti voglio bene" solo perchè va detto.

sto esplodendo...
ma è sorprendente quanto possiamo incassare prima di cadere al suolo morti.

 
07 Dicembre 2009

L'inferno sono gli altri

Jean Paul aveva ragione.
E non lo dico per posa, per sparare cazzate, perchè fa figo dirlo.
All'inizio questa frase non l'avevo capita. Pensavo fosse il delirio di un sociopatico mediamente colto.
Mi sono ricreduta in quest'ultime due settimana. Settimane in cui il mio livello di stress è salito a livelli eccessivi persino per un brooker di wall steet.
E dato che non sono un brooker e non sto nemmeno cercando di diventarlo la cosa mi irrita ad un livello esponenziale.

Bene eccomi qui, con i miei "amici". I miei carissimi amici che stanno costruendo un efficace inferno a quattro.
Con le loro paure, limiti, taboo, cazzate non dette, verità non affrontate, sotterfugi, difetti, dissimulazioni più o meno riuscite.
Dover spiegare il perchè di ogni mia azione, vederlo giudicato, interpretato, a volte anche manipolato.
Perchè? Perchè tutto questo?
Perchè a nessuno piace la parola a sei lettere, chiamata "verità".
Verità, che cos'è la verità?


La verità è che non ne posso più. Non ne posso più dei vostri casini, e delle vostre turbe.
Fanculo fanculo davvero, a tutti.
Lasciatemi in pace, sul serio, lasciatemi in pace.
Non ne posso davvero più.
Non reggo più le serate a sballarci di fumo e a sparare cazzate, a vedere concerti a cui non frega un cazzo a nessuno, a centellinare le parole, a stare attenta a dove mi siedo in macchina, a controllare se il mio sguardo si posa più o meno a lungo su una persona, ad abbracciare con più o meno trasporto....basta.
basta cazzo.

Mi sono stancata dei fottuti taboo, dell'inautenticità che aleggia tra di noi, del fatto che l'unico modo per dirci le cose in faccia sia giocare come quindicenni spastici a "obbligo verità"....cazzo siamo patetici, cazzo si, lo siamo.
E nessuno viene a chiarire, nessuno frega un cazzo di chiarire. E tutti a sapere tutto di tutti.
Fottuta supponenza. Fottutissima supponenza.
Basta, davvero ragazzi, basta.
Io dissimulo, è vero, lo faccio. Ma percepisco il mio limite, un punto in cui l'autenticità ci deve essere.
così come la fiducia nell'altro, così come il rispetto.
Non riesco più ad uscire con dei fantasmi, delle maschere di cera, dei cazzo di ectoplasmi parlanti.
Sono stata fantasma per un sacco di tempo e ora mi sono rotta il cazzo.

Fanculo. Lasciatemi sola.

 
07 Novembre 2009

Sweetness

Ed eccola che parte, lenta, con qualche nota a pianoforte notturno, la mia dolce New York City Serenade.
La sento salire, mischiarsi con gli altri strumenti, e la mia testa viaggia: vede palazzi, la notte, il fumo, le luci e la pioggia..Dio come piove!
Un tocco intimo. La musica a volte ti entra dentro, passa dagli occhi, dalle cose, e si infila dentro.
E a volte ti ferisce, a volte ti emoziona, a volte ti fa solo una carezza. Calda.
Al tuo io, al tuo mare in tempesta.

è una culla, sono le braccia di tua madre da piccolo, senti anche l'odore, di tua madre.
E poi stai tranquillo, ora è tutto apposto, ora non importa...non importa più.

La musica ti cura, ti lecca le ferite, ti avvolge.
Con la musica, e con l'arte, puoi andare a dormire la notte.
Puoi addormentarti sereno, al sicuro, finalmente riempito, finalmente in pace.

Rimani ancora un pò con me.


MoonRiver

Dovrei studiare ma non ne ho voglia: leggo una pagina, un capoverso e poi mollo lì.


Dovrei disegnare tre tavole, scrivere due incipit, e migliorare l'anatomia.
Ma quando prendo in mano la matita, faccio tre righe e mollo lì.

Dovrei pulire il bagno, ma non ci provo nemmeno.
Che palle pulire il bagno.


Ho un gran talento nello sprecare tempo.

Cazzo, continuo a pensare che dovrei fare qualcosa di più importante.

Chissà che cosa?!


Cambio la musica, Frank Sinatra ha rotto il cazzo.

 
15 Ottobre 2009

Tra ingenuità e stupidità, mi muovo barcollando su una fune.

Ultimamente mi sento abbastanza noiosa.
Sono stanca di me.
Non sono per niente interessante.

I miei problemi mi sembrano squallidi, ripetitivi, mediocri, a volte anche infantili.
I miei problemi sono sempre i soliti.

Non cerco soluzioni, non mi interessa, so benissimo quale è la soluzione e di cosa ho bisogno per stare meglio.
Non sono ancora pronta a risolverli, quello no, non mi interessa.
C'è tempo per perferzionarsi alla fine.

Però mi da fastidio quando le altre persone cercano goffamente di capirti.
Che poi io non cerco nemmeno comprensione. Non l'ho mai voluta.
Non voglio essere goffamente capita, decodificata...sentire risposte ovvie, che anche io conosco.
è mai venuto in mente a qualcuno che quando una persona si confida, voglia solo, semplicemente confidarsi?
Che magari non sta cercando la risposta, ma vuole solo parlare?

Ed ecco che arriva la frustrazione.....

cos'è quel senso di frustrazione?

Un senso di frustrazione che ho non per i miei problemi, ma che mi prende quando parlo dei miei problemi.
Io alla fine i miei problemi li sopporto, ho un rapporto educato con loro: li rispetto.
Ma quando vado ad esprimerli, mi sembra quasi una violenza.
Ecco i miei problemi che vengono presi, ridimensionati, banalizzati, e goffamente analizzati.
Poi arrivano i consigli.
E io dentro di me sorrido, perchè penso che i problemi di una persona siano la parte di lei che la determina.
E io non me ne voglio liberare dei miei, non voglio perdere il mio metro di giudizio, il mio io.
Io a miei problemi ci tengo, in fondo.
Come tengo alle mie imperfezioni, ai miei limiti.
Io sorrido.
Un sorriso pacifico.

Non giudicatemi.
Non amatemi.
Non consigliatemi.

Accettatemi.

 
29 Settembre 2009

Deliri di una notte alcolica nel bosco

Buio.
Il tutto è morto, ombre scure, un mare nero di forme e linee,
tutto è morto,
ma le luci artificiali sono vive.
L'uomo domina il buio della notte,
L'uomo delle caverne non adora più le stelle.

Ora restano solo gli idoli delle essenze reali,
cosa resterà da adorare?
e se l'uomo ha creato l'idolo,
L'uomo è più dell'idolo,
è Dio,
ma più di Dio
è l'onnipotente mortale:

è Cristo.

 
20 Settembre 2009

Talk with me

Penso a quanto sia importante avere qualcuno con cui parlare.
No, non è una banalità.
Io in questo periodo sento il bisogno di parlare con qualcuno,e di condividere qualcosa con questo qualcuno.
Condividere.
Riuscire a condividere un pensiero, uno stato d'animo, una lettura...
Con la speranza di essere, anche solo in parte, capiti...
Anche se per me è già abbastanza lo sforzo.
Sapere che qualcuno sta facendo un tentativo per venirti in contro, è sufficente.

Vorrei davvero riuscire a parlare con mio padre.
Come quando ero piccola, e parlavamo di tutto.
Mentre ora con lui riesco solo ad urlare.
Con tutti da un pò di tempo, riesco solo ad urlare.


Alzare la voce non serve a farci sentire dagli altri.

Comunicare è maledettamente difficile.

 
16 Settembre 2009

Sotto il Cielo Turco

fino a un momento fa avevo la testa piena di pensieri e di idee, poi mi sono seduta davanti al computer e.....buio totale.

C'è stato un momento questa sera,
un impercettibile momento mentre guardavo un pallosissimo film turco,
in cui ho desiderato stare su un tetto di un palazzo arso dal sole a fumare una sigaretta.
può apparire assurdo ma l'ho desiderato veramente: stare appoggiata ad un muro scrostato dal sale, guardare verso l'orizzonte e scorgere il mare tra il fumo della sigaretta.
Il film finiva così, con la protagonista che dopo aver perso il marito saliva in cima ad un palazzo, si accendeva una sigaretta e guardava Instambul sotto di lei.
francamente lì per lì ho pensato fosse un finale di merda, perchè non aveva assolutamente senso e non centrava un piffero col film.
poi una mezzora dopo riflettendo mi sono convinta del contrario:
per un impercettibile momento il film è diventato reale,e io sono diventata quella donna.

e immaginandomi in quel luogo mi sono sentita anche io sola, ma di una solitudine diversa:
non come come quando ti senti estranea da tutto, no.
era una solitudine ricercata, tranquilla, quasi serena.
Una solitudine consapevole.
Forse in quel posto mi sarei sentita finalmente soddisfatta, in quel momento ho sentito per la prima volta di essere appagata.

eppure era una cosa semplicissima, nulla di così speciale, ed è questo che mi ha dato da pensare..
e se bastassero solo
un muro
una sigaretta
una giornata di sole
e un bel panorama
per essere felici?

Space Oddity

Quando all'alieno veniva voglia di sognare: si sdraiava sul suo materasso sgangherato e si
metteva ad osservare i poster 50X70 di David Bowie, rubati al supermercato vicino casa. Solo guardare quella figura così sottile e bianca, così aggraziata e così simile a lui, lo faceva stare bene. Ma non era solo questo, no, quello che amava di Bowie erano soprattutto le sue canzoni,e il modo in cui le cantava: così sgraziato, come un disco rovinato dalla polvere. A volte quando le ascoltava, gli sembrava che quei testi li avesse scritti proprio per lui, e quasi sempre l'alieno si commuoveva.
Passava ore ad ascoltare la storia del Maggiore Tom: l'astronauta che si era sganciato dalla navetta spaziale, per perdersi nel blu dello spazio infinito. Lui conosceva bene quella sensazione: nei suoi lunghi anni di vita aveva planato molte volte tra un pianeta e l'altro; si era lasciato trasportare dai centri di gravità verso le orbite opache di pianeti sconosciuti. Aveva visto nascere le stelle e le aveva viste morire con la stessa facilità, si era immerso in un mare di
asteroidi e mille comete erano sfrecciate sopra la sua testa. Ma se il Maggiore Tom si era perso nello spazio, lui si era perso nella Terra, in quella moltitudine di luoghi-cose e persone, in quel pieno di oggetti, in quel troppo.
Lui che aveva sempre vissuto nel nulla, ora era affascinato dal tutto terrestre.
L'alieno fece un anello di fumo con la sua bocca color metallo, un anello denso che salì fino al soffitto per poi infrangersi come un'onda sui poster. Era arrivato il momento; così spense la sigaretta che teneva tra le dita e indossò i suoi stivali con la zeppa, il trucco e i brillantini per gli occhi.
La notte era pronta per lui: lo stava aspettando.
Scese sicuro, con una camminata decisa sulle caviglie traballanti ed esili.
Nella strada solo il rumore dei suoi passi, un tac-tac preciso come la pioggia. L'alieno passò veloce tra i lampioni semi spenti, schivando le pozzanghere con la
sua solita leggerezza. Il cielo quella notte era così limpido che poteva scorgere casa sua tra le nuvole, piccola come la punta di uno spillo ma altrettanto luminosa.
Poi l'attenzione dell'alieno fu catturata dalle luci artificiali dei locali notturni, da quei rosa, rossi, gialli innaturali e schizofrenici. Quello era uno spettacolo ancora più straordinario delle stelle, e l'alieno indugiava davanti ad ogni insegna come a voler prolungare quel piacere artificiale.

I ragazzi appollaiati fuori dai pub con la birra in mano, iniziarono a fare casino quando l'alieno passò lì davanti. Alcuni si alzarono in piedi sulle sedie per vedere meglio lo spettacolo, ridendo del suo trucco vistoso e dei pantaloni troppo stretti. Ma all'alieno questo non importava e per tutta risposta fece una smorfia con la bocca, tra il ridicolo e lo spregiudicato, che provocò un'esplosione di urla in tutta la strada. L'alieno sorrise e passò oltre, il posto dove lavorava non
era lontano ma era comunque in ritardo.
La gente ora affollava i marciapiedi, ma lui riusciva comunque a farsi strada, cercando di non inciampare nei tombini semi aperti.Chiunque l'avesse visto in quel momento avrebbe giurato che era la bellezza in persona: era un Dio, un
mostro, un qualcosa troppo innaturale persino per quel posto. L'alieno era finzione pura, era fronzolo, trucco, esagerazione. E al tempo stesso non era nulla. Come se si fosse portato,dentro di se, il vuoto dell'infinito da cui proveniva.
Era un travestito, una donna e un uomo al tempo stesso.
Niente sarebbe stato più perfetto per lui.
Finalmente l'alieno girò l'angolo, ed arrivò al locale con la scritta rossa e le luci rotte: era lì che lavorava. Dalle finestre sporche e appannate notava i suoi clienti, esseri umani che volevano amarlo ancora una volta. Così l'alieno tirò fuori dalla tasca dei pantaloni un piccolo specchio, si pettinò i capelli, si rifece il trucco, e si sistemò la maglia.

Poi entrò.

 
17 Luglio 2009

Killing Londra

La settimana appena passata e' stata una delle piu' brutte di tutta la mia vita.
Almeno per il momento.
Dopo aver perso il lavoro ho visto le mie finanze scendere gradualmente fino a ridursi attorno ai 5£, forse sette con le monetine.
Lunedi' avevo cinque pound e non avevo un lavoro. Cinque paund sono una colazione...non ci fai un cazzo, non ci puoi comprare nemmeno le sigarette.
Avevo la carta di credito, quella si, ma non la prendono da tutte le parti:e ho dovuto pure subire l'umiliazione di andare a fare la spesa e poi rimettere tutto a posto (a posto vabbe')perche' la mia carta non veniva letta dal lettore.
Ti senti abbastanza morta di fame, pure l'iracheno del supermarket dove vado a fare la spesa mi compatisce: ogni volta che mi vede mi fa "do you have found a job?" e io "No I Haven't" "Dont' worry, you will find it!". W gli amici iracheni!
Insomma e' stato un brutto periodo: un periodo di porte chiuse in faccia, e sfruttamenti piu' o meno evidenti.
Ho incominciato a stampare curriculum, li portavo ovunque, li davo da tutte le parti: mi sono fatta la sim inglese perche' su un numero italiano non ti chiama nessuno. Ho fatto camden, soho, a rompere il cazzo a tutti, ad ogni locale di High street camden. Alla fine un negozio ha accettato il mio CV e mi ha chiesto di andare a fare una prova domani, speriamo bene. Oggi ho un altro colloquio di lavoro come cameriera. Forse la fortuna incomincia a girare(ho pure trovato un pound a terra!!!).

 
13 Luglio 2009

I'm working in a yellow Submarine

Penso di essere sul punto di esaurimento nervoso.
Dopo una settimana di tranquillita', ecco che con l'avvicinarsi del week end la sfiga si raduna e si potenzia.
Iniziamo con ordine: Venerdi'finisco di lavorare come mio solito, dalle sette alle tre,
quando stavo lavando l'ultimo piatto (le mie mansioni sono passate da fare solo le camere, a fare le camere, le colazioni e lavare pure i piatti) entra la mia boss incazzata come una biscia che incomincia a sbraitare come una pazza:"nella 202 sono mancati per due giorni di seguito gli asciugamani!!! Ma e' mai possibile?! Chi faceva il turno Mercoledi`?"
La boss va a vedere e viene fuori che il turno lo facevamo io e un'altra tipa.
Questa era completamente di fuori: aveva dei visibili problemi mentali, roba che aveva crisi isteriche, non si ricordava le cose, e roba cosi'.
Allora la Boss la chiama al cellulare incazzata nera, dopo dieci minuti questa ritorna, mi chiama e mi silura:"guarda una dimenticanza del genere e' molto grave,mi dispiace ma non posso tenerti."
Io a quel punto mi inviperisco, e con falsa gentilezza le faccio:"mi scusi, ma a me sta cosa non mi sta bene. Cioe' io quegli asciugamani non li ho toccati, se non ci stavano della stanza e' quella che non li ha portati".
"e ma lei ha detto che li hai tolti tu."
"Ma naturalmente! Io mi diverto tantissimo a togliere gli asciugamani dalle stanze!! non lo sa? ci faccio la collezione a casa!! Me ne porto sempre dietro uno nel caso che dovessi asciugarmi le mani in qualche bagno pubblico(giuro che gli ho detto cosi').
Allora questa aggrotta le sopracciglia come se dovesse pensare se stavo dicendo la verita' o la stessi solo pigliano per il culo, e mi risponde:
"ma ora io non so a chi credere!Comunque tu dovevi controllarla"
"Guardi faccia un po' lei. Cioe' io sono arrivata qui da una settimana, le pare che mi devo mettere a controllare quello che fa una che e' qui da due mesi?"
Allora questa va in panico e mi risponde:
"Ma ora io qualcuno devo mandare a casa! e' una mancanza imperdonabile!!!! Allora, allora io vi mando entrambe via, cosi' almeno non faccio errori!"
Ragionamento impeccabile devo dire.
Così la tipa mi paga la settimana a minimo sindacale: 135 sterline, che non mi bastano nemmeno per pagare l`affitto di due settimane. Per concludere sono al verde, nel senso che ho 20 sterline nel portafoglio che dovrebbero bastarmi una settimana, solo che qui il caffe costa 2,50£ e un pranzo minimo ne costa 5£.
Il futuro mi sembra fosco.

 
07 Luglio 2009

Queen of the night

Ieri sera prima uscita ufficiale nella city!
Serata da delirio!
Partiamo con un club fighissimo a Soho dove potevi decidere tu che brani mettere mandando un messaggio al DJ (e` passato pure il Sirtachi e la macarena per intenderci); il locale era tipo un palazzo di mattoni rossi altissimo e l`interno era tutto gotico, con tanto di rosone, vetrate dipinte e colonne.
L`entrata non costava un cazzo e da bere ancora meno: un pound a shortino e due per la birra.
Rimaniamo li` fino alle due, poi ci buttiamo in strada: ci dirigiamo verso Piccadilly, e ci mettiamo a seguire una tipa tutta convinta che ci ha tagliato la strada; abbiamo fatto una fila indiana e ci siamo messi a imitarla: questa accellerava il passo e ad un certo punto si e` messa pure a correre, e noi a correrle dietro (dieci persone n.b). Alla fine arriaviamo in centro e becchiamo un pazzo vestito tutto leopardato in mutande e gilet: naturlamente ci facciamo fare la foto con il pazzo (che era strafumato)! Poi andiamo nel centro, ma proprio il centro della piazza, proprio sotto le insegne luminose della cocacola, ci mettiamo li` ci sediamo e iniziamo a cantare le canzoni dei Jem-Boys.
Dopo trenta secondi becchiamo un altro gruppo di italiani che si mette a cantare con noi "voi della mia generazione..".
Cazzeggiamo cosi` per una mezz`ora..poi decidiamo di andare a casa e ci mettiamo in cerca di un Cab (taxi londinese),ma dato che volevano un monte di soldi (27£!!!!) partiamo con un tassinaro abusivo che aveva la macchina truccata e l`autoradio a bomba.
Dopo mezz`ora di musica minimal al massimo del volume, arriviamo a casa, e ci mettiamo a litigare con il pakistano che sta sotto di noi perche` dovevamo buttare via la spazzatura ma lui non voleva.
Vado a dormire alle cinque e mi alzo alle sette e mezza per andare a lavorare.

 
03 Luglio 2009

Whash dishes super future

La settimana e` stata di fuoco: ho lavorato come lavapiatti, ho fatto due colloqui per cameriera e uno per lavorare in un hotel.
Il lavoro del lavapiatti e` un lavoro di mer#a!!!
Stai praticamente sei o sette ore in piedi, con le mani in prodotti chimici di dubbia origine a lavare piatti/bicchieri/pentole/posate/asciugamani e tutto cio` che le distorte menti dei tuoi capi possano concepire.
Passi tutto il giorno dentro uno stanzino con la schiena a pezzi e le mani spellate, e naturalmente la paga e` la minima.
Cosi` ho deciso di cercare qualcosa di meglio: mi sono detta che male che andava sarei tornata a lavare i piatti.
L`agenzia mi spedisce a fare un colloquio come cameriera, ma i tipi volevano che stessi a Londra per piu` di un anno perche` cercavano qualcuno di fisso, e poi con maggiore esperienza di me: il proprietario del posto si e` pure permesso una frecciatina sugli universitari italiani che si laureano e poi finiscono ad aprire le bottiglie (che simpaticone).
Comunque dopo mezza giornata di scoglionamento e giri per Londra sotto un sole africano (ma chi ha detto che Londra e` fredda??), vado a fare l`interview (una specie di colloquio pre-prova) in un Hotel assurdo!!!
Praticamente un cinque stelle gestito da italiani, situato nella zona piu` ricca di Londra tra chealsie e south kensinton.
L`Hotel e` tipo una casa vittoriana con interni e tapezzerie d`epoca; quando il capo del personale mi ha portato a fare vedere qualche stanza sono sbiancata: cioe` le stanze erano a due piani con il letto a baldacchino in legno, schermo piatto, e balcone.. praticamente non sapevo come muovermi perche` avevo paura di rompere qualcosa. Alla fine del giro, non so come, mi ha detto che potevo ripassare domani e iniziare i giorni di prova.
Speriamo in una botta di culo, posto trooopppo figooo!

 
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